La spalla di Romney

Beth Myers fa un lavoro logorante, seleziona il candidato alla vicepresidenza per conto di Mitt Romney, lo sfidante repubblicano di Barack Obama. Il vetting, il processo di selezione dell’uomo giusto al momento giusto, non è un lavoro di intuito e immaginazione, ma una scienza scrupolosa le cui leggi sono contenute nei codici non scritti della politica americana. Si tratta di scavare nel passato di una rosa di candidati che si assottiglia con il passare delle settimane e dei mesi, raccogliere dichiarazioni dei redditi e cartelle cliniche, scandagliare centinaia di interviste e comunicati stampa.
19 AGO 20
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Beth Myers fa un lavoro logorante, seleziona il candidato alla vicepresidenza per conto di Mitt Romney, lo sfidante repubblicano di Barack Obama. Il vetting, il processo di selezione dell’uomo giusto al momento giusto, non è un lavoro di intuito e immaginazione, ma una scienza scrupolosa le cui leggi sono contenute nei codici non scritti della politica americana. Si tratta di scavare nel passato di una rosa di candidati che si assottiglia con il passare delle settimane e dei mesi, raccogliere dichiarazioni dei redditi e cartelle cliniche, scandagliare centinaia di interviste e comunicati stampa, annotare anche le percentuali in battuta delle partite di baseball del liceo alla ricerca di fattori di scandalo potenziale. Serve un sistematizzatore, non un creativo. Per questo Romney ha affidato il compito a Myers, nota nell’ambiente come la “office spouse” del candidato, una dimessa 55enne che si ricorda i compleanni di tutto lo staff elettorale e coltiva aspirazioni mondane proporzionali al numero dei suoi follower su Twitter, poco più di tremila. Si è innamorato professionalmente di lei quando, durante la campagna elettorale per il posto di governatore del Massachusetts, le ha chiesto di fare l’avversario nelle prove dei dibattiti elettorali: lei non soltanto lo distruggeva regolarmente con numeri e dati inoppugnabili mentre lui s’impantanava nei ragionamenti, ma anticipava sempre le mosse che l’avversario avrebbe fatto durante i dibattiti veri, e Romney arrivava con le giuste contromosse. “E’ capace di incamerare un’enorme mole di informazioni e di distillarla correttamente”: nel linguaggio scientifico-elettorale di Karl Rove, maestro di Myers, probabilmente non esiste un complimento più sperticato.
L’architetto di Bush ci aveva visto lungo su Myers già nel 1980, quando entrambi lavoravano alla campagna elettorale di Ronald Reagan, e del resto lo stratega ha fatto della riduzione del margine di errore la regola fondamentale del suo approccio politico. Soltanto chi sfugge alle regole può cogliere di sorpresa Rove, quello che ha fatto Dick Cheney quando George W. Bush gli ha affidato il processo di vetting durante la campagna elettorale del 2000. Barton Gellman, cantore non supino dell’epopea di Cheney, racconta nel suo “Angler” che l’incaricato di trovare l’uomo che deve sostituire il presidente in caso di catastrofe, ipotesi che non appare peregrina se si guarda la storia americana, aveva creato una lista di condizioni così lunga e complicata (oltre che segreta) da escludere automaticamente ogni possibile aspirante tranne se stesso, naturalmente, coincidenza perfetta fra selezionatore e selezionato. Così ha spiegato a Bush che nessuno dei candidati aveva passato il test e l’unica soluzione possibile era seduta di fronte a lui: l’allora candidato alla Casa Bianca ha accettato sulla fiducia, dimenticandosi di chiedere al suo uomo le prove che certificavano la sua adeguatezza al ruolo, e scatenando l’ira funesta di Rove. Nessun medico, per dire, aveva dato un’occhiata alle cartelle cliniche di un uomo che ha avuto il primo infarto a 36 anni.
In Myers non c’è nemmeno l’ombra dell’egotica genialità di un Cheney, il che corrisponde meravigliosamente all’oculatezza manageriale e politica del suo datore di lavoro, e il suo compito è vicino alla conclusione. Rove dice che l’annuncio del vicepresidente avverrà al più presto domani e Bill Kristol, direttore del Weekly Standard, ha scandagliato l’agenda elettorale di Romney traendone la ragionevole ipotesi che la nomina verrà resa pubblica già oggi. Il candidato non ha impegni per oggi pomeriggio e domani, mentre sabato inizia un tour in stati delicati come Virginia, North Carolina, Florida e Ohio. Difficile, ragiona Kristol, che Romney si presenti senza un running mate.
Kristol era stato uno dei primi, nel 2008, ad anticipare, e sostenere, la scelta di Sarah Palin (che Cheney ha recentemente definito “un errore”) e negli ultimi mesi ha guidato una campagna per lanciare la terna Marco Rubio, Paul Ryan, Chris Christie per la vicepresidenza, cioè per convincere Romney a fare un scelta di discontinuità: lui l’efficiente manager che non si spettina mai, loro i giovani in ascesa che sanno scaldare i cuori.
Il network Nbc, fucina di anticipazioni più o meno affidabili, dice che Myers ha consegnato a Romney una lista di tre nomi: Rob Portman, Tim Pawlenty e Paul Ryan, ovvero l’insider, l’outsider e il crociato. Nessuna sorpresa: il senatore dell’Ohio, l’ex governatore del Minnesota e il capo dell’ufficio budget alla Camera sono sempre stati al centro delle speculazioni pubbliche e del vetting privato; i primi due rappresentano le scelte più lineari per Romney, mentre il calcolo con Ryan è più complicato, dato che il suo rigorismo in termini di spesa pubblica è il motivo per cui una parte del partito lo ama e l’altra lo guarda con sospetto. In questa rappresentazione sembra uscito dai giochi il battagliero governatore del New Jersey, Chris Christie, che pure non è stato (ancora?) selezionato per un intervento alla convention di Tampa. Chi sarà sul palco, invece, è Condi Rice, che qualche settimana fa era stata lanciata dal blogger conservatore Matt Drudge come scelta ormai certa. Difficile stabilire se fosse una boutade o un ballon d’essai, sta di fatto che martedì Drudge, già che c’era, ha lanciato anche la candidatura del generale David Petraeus, il capo della Cia, notizia accolta con generose risate dalla comunità politica, compreso, dicono, l’interessato. Al di là della (in)fondatezza degli spifferi, i nomi lanciati in pasto a una base repubblicana irrequieta sono di quelli che eccitano gli animi e il rischio per Romney è che l’elettorato più battagliero rimanga deluso dal confronto con il nome che il candidato sceglierà fra i tre selezionati dalla paziente Myers.